venerdì 10 luglio 2009

da leggere e rileggere tutti i giorni

Desiderata

Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.
Finché è possibile, senza doverti arrendere, conserva
i buoni rapporti con tutti.
Di' la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l'ignorante:
anch'essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive:
esse sono un tormento per lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.
Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile:
e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo é pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'é di buono:
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo.
Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all'amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso e' perenne come l'erba.
Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.
Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.
Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,
questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.
Fa’ di tutto per essere felice.

lunedì 6 luglio 2009

non sono capace di amare, ma forse dovrei cominciare amando + me stesso

Sento un grande vuoto, sento la mancanza di una spalla su cui appoggiarmi nei momenti di difficoltà, sento una grande solitudine, ma appena conosco una persona scappo o faccio in modo che sia lui a scappare.
Non voglio stare solo, ma nello stesso tempo faccio fuggire chiunque mi si avvicini, non riesco a provare sentimenti forti per nessuno, mi sembra di essere di ghiaccio.
Non amo nessuno, forse perchè non amo me stesso, penso di non essere all'altezza di nessuno, di non avere qualità, penso che nessuno al mondo potrebbe stare con me perchè potrebbero stare con migliaia di altre persone meglio di me.
Questa eterna solitudine, mi sta facendo isolare dal mondo, quando sono insieme agli altri li guardo felici ed innamorati e mi sento più solo e più fallito.
Mi sembra di camminare, camminare, camminare ...in continuazione, ma non so dove sto andando, mi sembra di girare a vuoto, come quando in palestra pedali sulla cyclette, e quanto + forte pedali rimani comunque sempre lì.

Scusate non mi sono presentato, sono nuovo ho 34 anni, soffro di una leggere deppressione-malinconia che mi ha sempre accompagnato, non la ho mai affrontata veramente, forse perchè nella mia infanzia ho avuto accanto mia madre che ha sofferto di una forte depressione, che ha provato sia lei che noi
che le stavamo accanto.
Io ero legatissimo a lei e quando lei soffriva dei suoi attacchi di pianti ed ira ne soffrivo in modo particolare, ero solo un bambino
ero l'unico che difendevo mia madre, tutti la l'accusavano di essere matta e cattiva perchè nei suoi sfoghi lasciava uscire verso chiunque parole cattissime e durissime da digerire, in particolare per chi le volesse bene.
La mia è una famiglia umile e lavoratrice che pensava che i panni
sporchi vanno lavati in famiglia, non abbiamo mai chiesto aiuto a nessuno, o almeno lo abbiamo fatto molto tardi, abbiamo sempre sopportato e mandato giù il boccone amaro.
Ogni mattina ci alzavamo con il dubbio di come sarebbe stato l'umore di mia madre, si alternavano giorni di serenità a giorni di tensione esplosiva, io alla sera pregavo per mia madre, e dentro
di me mi ero convinto che se io fossi stato più buono mia madre
sarebbe stata meglio.
Ogni volta che mia madre stava male pensavo che in qualche modo fosse colpa mia, che se io fossi stato più buono non sarebbe stata male.
Oltre a mia madre, la mia famiglia era composta da mio padre e da mia sorella, tutte bravissime persone, semplici, di cuore, ma chiuse, non abbiamo mai analizzato il problema in famiglia, abbiamo sopportato senza parlarne tra di noi, mio padre si nascondeva col lavoro, usciva alla mattina e rientrava alla sera tardi, mia sorella era timida ed insicura, ed io mi nascondevo nella mia mente, nella mia fantasia, sognavo e speravo che un giorno sarebbe andata meglio.
Oramai sono cresciuto, fortunamente mia madre ormai matura sta meglio, sembra avere raggiunto quella serenità e quell'equilibrio che gli è mancato negli anni passati.
Io non ce l'ho con lei, so che la sua era una malattia, infondo quando stava bene è stata una buona madre, non ci ha fatto mancare niente, ha lavorato tantissimo, ed ha dedicato la sua vita alla famiglia, ma quell'instabilità vissuta nell'infanzia ha incrinato qualcosa dentro me, esteriormente do l'impressione di essere una persona forte e serena, ma dentro mi sento molto fragile, non ho stima di me, cerco consenso dagli altri senza ottenerlo, non riesco a farmi apprezzare perchè non mi apro, non permetto agli altri di capire come sono veramente, nessuno sa come sono. Ho avuto amici, si andava a ballare, a bere una birra,
si rideva e scherzava, ma con nessuno ho mai aperto il mio cuore, a nessuno ho raccontato i pensieri che mi tormentano,
oramai anche gli amici si stanno allontanando, semplicemente
perchè io non faccio nulla per trattenerli, i rapporti vanno coltivati, come i fiori che se non li curi e annaffi marciscono.
Ora vivo da solo, faccio un lavoro che amo sempre meno, questa
mattina mi sono svegliato con una grande angoscia all'idea di tornare in ufficio mi prendeva una gran voglia di piangere.
Oggi non vedevo l'ora di terminare il lavoro per uscire, ma poi uscire per andare dove? e da chi?...
Non c'è nessuno a casa che mi aspetti, c'e' solo una tastiera ed un monitor che aspettano con me l'ora di andare a letto, e domani si ricomincia un'altra giornata vuota.