
Ecco il ritorno alla regia di uno dei miei attori preferiti, Sean Penn (Mystic River, 21 grammi), tratto da un libro di Jon krakauer che a sua volta prende spunto da un fatto realmente accaduto.
Questa è la storia di Chris (Emile Hirsch), giovane e brillante studente della provincia americana, appena giunto al diploma.
Chris non è un ragazzo come gli altri, lui trova la felicità nelle cose semplici e nella lettura dei classici, ama la natura e disprezza le cose materiali.
Il giorno del diploma darà una svolta radicale alla sua vita, dopo il pranzo con la sorella e i genitori, durante il quale si intravedono i rancori e le incomprensioni familiari che hanno segnato la crescita di Chris, decide di partire per un viaggio con meta finale la tanto sognata Alaska, per le terre selvaggie che danno il titolo al film.
Il viaggio di Chris sarà un viaggio in solitario, cancellerà ogni traccia si se, a partire dai documenti, darà in beneficenza i suoi risparmi, si armerà di poche cose strettamente necessarie alla sopravvivenza e al nutrimento dello spirito(zaino, cibo e libri), e soprattutto interromperà qualsiasi contatto con i genitori(William Hurt e Marcia Gay Harden).
L'unica a sapere, o meglio intuire, le intenzioni di Chris è la sorella(Jena Malone), la solo persona che lo conosce veramente e che ha convissuto con lui sin dall'infanzia la burrascosa vita familiare.
Il viaggio di Chris sarà lungo e costellato di incontri,con persone dalle diverse umanità a partire dalla coppia Hippy(lei è Chaterine Keener), al vecchio solitario(Hal Holbrook), da loro riceverà affetto e complicità e a sua volta lui darà serenità e gioia di vivere.
Dopo mesi di pellegrinaggio Chris giunge in Alaska, vi giunge già nel periodo invernale, con il paesaggio ricoperto di neve, si inoltrerà nel vasto paesaggio fino a trovare rifugio in un vecchio bus abbandonato.
Questo diventerà il suo rifugio, dove trascorrerà le sue giornate cercando di procurarsi il cibo(cacciando e sfruttando le poche provviste alimentari che ha con se) e nutrendo il suo spirito con il contatto con la natura e la lettura dei libri.
Le immagini di Chris solo, ma sereno, fanno contrasto con le immagini dei genitori distrutti dalla sofferenza, dall'incertezza e a dai rimorsi.
La lotta per la soppravvivenza per Chris sarà sempre più dura con il passare del tempo, e quello che all'inizio era per lui un paradiso finirà per diventare una prigione. Le difficile condizioni climatiche e ambientali e lo scarseggiare delle provviste alimentari lo renderanno sempre più debole, fino a privarlo di qualsiasi forza costringendolo inerme nel rifugio ad attendere la sua fine.
Il fatto che questa storia sia isparato ad un episodio realmente accaduto rende il film + coinvolgente, Sean Penn affida completamente il film sulle spalle del giovane Emile Hirsch e lui non delude le aspettative.
Emile, nel suo vero primo ruolo impegnativo, regge bene la scena trasformandosi anche fisicamente nell'arco del film (giungendo alla fine praticamente pelle e ossa), ottimo è anche il cast di contorno, a partire dai genitori: un glaciale william Hurt, bene anche Marcia Gay Harden, per continuare con la convincente Catherine Keener.
Il film presentato alla festa del cinema di Roma, dove ha avuto una buona accoglienza, è stato ingiustamente ignorato dalle candidature agli Oscar, la regia di Penn è ottima e anche per il protagonista una nomination non sarebbe stata male.
La scelta fatta da Chris è coraggiosa, ma difficile da condividere in pieno, d'accordo sulla scelta di allontanarsi dalla società e dalle sue regole consumistiche, ok nell'apprezzare il contatto con la natura e ricercare la felicità nelle cose semplici rinuciando al superfluo, più difficile troncare i legami (familiari) pur se causa di sofferenze; Chris giunge alla conclusione che è meglio la solitudine che vivere intrappolato in legami ipocriti come quello dei suoi genitori, capaci di farsi solo del male fra di loro, causare sofferenza a che li cinconda, figli in primis, capaci solo di salvare le apparenze e coprirsi di cose materiali. il raggiungimento della serenità di Chris avrà caro prezzo, oltra la sua vita distruggerà anche quella dei suoi genitori, causando involontariamente la stessa sofferenza che loro avevano procurato a lui.
C'è una bellima frase che Chris scrive nei suoi ultimi giorni di vita sul Bus, che forse sintetizza la sua esperienza : NESSUNA FELICITA' E' VERA SE NON E' CONDIVISA.
VOTO: 7,5

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