Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio. Finché è possibile, senza doverti arrendere, conserva i buoni rapporti con tutti. Di' la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche il noioso e l'ignorante: anch'essi hanno una loro storia da raccontare. Evita le persone prepotenti e aggressive: esse sono un tormento per lo spirito. Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro, perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te. Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti. Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile: e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo é pieno di inganno. Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'é di buono: molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo. Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare. E non essere cinico riguardo all'amore, perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso e' perenne come l'erba. Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della giovinezza. Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna. Ma non angosciarti con fantasie. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso. Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe. Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima. Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente. Fa’ di tutto per essere felice.
Sento un grande vuoto, sento la mancanza di una spalla su cui appoggiarmi nei momenti di difficoltà, sento una grande solitudine, ma appena conosco una persona scappo o faccio in modo che sia lui a scappare. Non voglio stare solo, ma nello stesso tempo faccio fuggire chiunque mi si avvicini, non riesco a provare sentimenti forti per nessuno, mi sembra di essere di ghiaccio. Non amo nessuno, forse perchè non amo me stesso, penso di non essere all'altezza di nessuno, di non avere qualità, penso che nessuno al mondo potrebbe stare con me perchè potrebbero stare con migliaia di altre persone meglio di me. Questa eterna solitudine, mi sta facendo isolare dal mondo, quando sono insieme agli altri li guardo felici ed innamorati e mi sento più solo e più fallito. Mi sembra di camminare, camminare, camminare ...in continuazione, ma non so dove sto andando, mi sembra di girare a vuoto, come quando in palestra pedali sulla cyclette, e quanto + forte pedali rimani comunque sempre lì.
Scusate non mi sono presentato, sono nuovo ho 34 anni, soffro di una leggere deppressione-malinconia che mi ha sempre accompagnato, non la ho mai affrontata veramente, forse perchè nella mia infanzia ho avuto accanto mia madre che ha sofferto di una forte depressione, che ha provato sia lei che noi che le stavamo accanto. Io ero legatissimo a lei e quando lei soffriva dei suoi attacchi di pianti ed ira ne soffrivo in modo particolare, ero solo un bambino ero l'unico che difendevo mia madre, tutti la l'accusavano di essere matta e cattiva perchè nei suoi sfoghi lasciava uscire verso chiunque parole cattissime e durissime da digerire, in particolare per chi le volesse bene. La mia è una famiglia umile e lavoratrice che pensava che i panni sporchi vanno lavati in famiglia, non abbiamo mai chiesto aiuto a nessuno, o almeno lo abbiamo fatto molto tardi, abbiamo sempre sopportato e mandato giù il boccone amaro. Ogni mattina ci alzavamo con il dubbio di come sarebbe stato l'umore di mia madre, si alternavano giorni di serenità a giorni di tensione esplosiva, io alla sera pregavo per mia madre, e dentro di me mi ero convinto che se io fossi stato più buono mia madre sarebbe stata meglio. Ogni volta che mia madre stava male pensavo che in qualche modo fosse colpa mia, che se io fossi stato più buono non sarebbe stata male. Oltre a mia madre, la mia famiglia era composta da mio padre e da mia sorella, tutte bravissime persone, semplici, di cuore, ma chiuse, non abbiamo mai analizzato il problema in famiglia, abbiamo sopportato senza parlarne tra di noi, mio padre si nascondeva col lavoro, usciva alla mattina e rientrava alla sera tardi, mia sorella era timida ed insicura, ed io mi nascondevo nella mia mente, nella mia fantasia, sognavo e speravo che un giorno sarebbe andata meglio. Oramai sono cresciuto, fortunamente mia madre ormai matura sta meglio, sembra avere raggiunto quella serenità e quell'equilibrio che gli è mancato negli anni passati. Io non ce l'ho con lei, so che la sua era una malattia, infondo quando stava bene è stata una buona madre, non ci ha fatto mancare niente, ha lavorato tantissimo, ed ha dedicato la sua vita alla famiglia, ma quell'instabilità vissuta nell'infanzia ha incrinato qualcosa dentro me, esteriormente do l'impressione di essere una persona forte e serena, ma dentro mi sento molto fragile, non ho stima di me, cerco consenso dagli altri senza ottenerlo, non riesco a farmi apprezzare perchè non mi apro, non permetto agli altri di capire come sono veramente, nessuno sa come sono. Ho avuto amici, si andava a ballare, a bere una birra, si rideva e scherzava, ma con nessuno ho mai aperto il mio cuore, a nessuno ho raccontato i pensieri che mi tormentano, oramai anche gli amici si stanno allontanando, semplicemente perchè io non faccio nulla per trattenerli, i rapporti vanno coltivati, come i fiori che se non li curi e annaffi marciscono. Ora vivo da solo, faccio un lavoro che amo sempre meno, questa mattina mi sono svegliato con una grande angoscia all'idea di tornare in ufficio mi prendeva una gran voglia di piangere. Oggi non vedevo l'ora di terminare il lavoro per uscire, ma poi uscire per andare dove? e da chi?... Non c'è nessuno a casa che mi aspetti, c'e' solo una tastiera ed un monitor che aspettano con me l'ora di andare a letto, e domani si ricomincia un'altra giornata vuota.
Lo stile surreale di Wes Anderson è il suo marchio di fabbrica, ed è evidente anche in questo suo ultimo film. Questa è la storia di tre fratelli: Francis (Owen Wilson) il maggiore, Peter (Adrien Brody) e il minore Jack(Jason Schwartzman). I tre si ritrovano dopo la morte del padre per fare un viaggio in treno attraverso l'India per ritrovare l'unione familiare. Francis è l'ideatore del viaggio, un uomo a cui piace organizzare nei minimi particolari la sua vita e quella dei fratelli, in questo particolare viaggio si presenta completamente incerrottato a causa di un spettacoloso incidente motociclistico. Peter, mal digerisce l'autorità del fratello maggiore, inoltre deve superare una crisi matrimoniale e prepararsi all'arrivo di un figlio. Jack è reduce da un pellegrinaggio per il mondo iniziato per dimenticare la sua Ex, è molto sensibile al fascino femminile ed ha delle buone qualità da seduttore. Il viaggio per i tre non sarà solo l'occasione per riunirsi e riallacciare i rapporti, ma sarà un occasione per riflettere sulle proprie vite. L'originalità di Wes Anderson è uno dei punti di forza del film, la sceneggiatura di cui è autore è piena di trovate bizzarre, i personaggi sono tutti eccentrici e fuori da comune, l'ambientazione (quasi complentante sul treno) è un altra trovata che lo differenzia dagli altri film. I tre protagonisti recitano tutti a buon livello, altalenando momenti brillanti a momenti malinconici. Il film è precedito dal corto Hotel Chevralier con protagonisti Natalie Portman (pluripubblicizzata la sua scena di nudo) e Jason Schwarztman; il corto viene richiamato in alcune situazioni del film. Il film è diviso da una prima parte briosa in cui si fa conoscenza con i tre protagonisti, ed una seconda parte più spirituale e malinconica(ma anche meno riuscita) in cui i tre fratelli partecipano ad un funerale e ritrovano la madre(Angelica Houston). Wes Anderson conferma di essere uno dei talenti più riconoscibili del cinema americano, ma qui firma la sua opera più discontinua.
Non conosco molto di Dalida, voglio saperne di più, da quello che ho intravisto ho capito che era una donna di grande classe, bella, innamorata del suo lavoro, sul palco dava tutto(.. troppo) forse per compensare una vita non felice, dai suoi occhi emerge una tristezza interiore. La sua vita è stata scossa dalla morte del suo grande amore (Luigi Tenco), la tristezza di quell'evento probabilmente non la ha più lasciata, l'unica gioia per lei era il palcoscenico, quando era davanti al suo pubblico per un attimo il suo cuore smetteva di sanguinare.
Il testo di questo canzone mi piace molto , aldilà della differenza d'età, la canzone parla di una donna con tanto voglia di amare e di essere amata, il desiderio di essere amata a volte ti spinge a buttarti nelle braccia della persona sbagliata. Di peggio della solitudine c'è solo il dolore che si prova quando il tuo amore viene rifiutato oppure, come in questa canzone, viene usato per proprio tornaconto.
Qui sotto ce ne è una versione piu' schersosa fatta da una Drag Queen bergamasca, molto divertente e ben fatta.
E' tornato Moby, geniale Dj americano, che non sbaglia un colpo, questo brano tutto da ballare, leggermente sofisticato, ricorda un po' gli anni 70(non solo la perla capigliatura della cantante). Molto bello anche il video, la vendetta del pollo sull'uomo. Il povero pulcino scampato alla morte, diventato grande si vendicherà degli aguzzini dei suoi cari....
Questo piccolo film australiano si è fatto notare Sundance Festival dell'anno scorso. Protagonista assoluta del film è la grande attrice inglese Brenda Blethyn, madre separata in Australia di due figli adolescenti. Nel film è una donna di grande personalità, con un passato nel mondo delle spettacolo come intrattenitrice-comica, attività abbandonata per seguire l'ex marito in Australia e crescere i due figli. La donna in Australia abbandono' le luci del palcoscenico, adattandosi a lavori umili per mantenere la famiglia, il suo legame con i fligli è forte ed eccessivamente protettivo, l'amore per i figli si alterna con il rimpianto di un passato sotto le luci del mondo dello spettacolo oramai sfumato. A scombussolare i fragili equilibri della famiglia, arriverrà una bella ragazza bionda che farà innamorare Tim, il figlio maggiore. La madre vedrà in lei una minaccia, teme che le porti via il figlio, ha paura di vedere crollare quel castello di cristallo costituito da lei e dai figli nel quale lei si è sempre rifugiata per dimenticare le delusioni del passato. Brenda Blethyn si conferma una attrice di livello assoluto, dotata di un carisma fuori dal comune, sorregge sulle sue spalle il film dall'inizio alla fine, cimentandosi in inediti(per lei) monologhi comici. In questo film riesce a passare da momenti di commedia brillanti a forti momenti drammatici, passando dall'ilarità allo sconforto più totale, dimostrando la sua grande eccleticità. Senza di lei il film sarebbe una semplice commediola sulla fragilità delle famiglie, ma lei riesce a far fare il salto di qualità al film. Da vedere solo per ammirare e rivalutare la bravura di questa grande attrice.
il film di Marc Foster(monster ball e Neverland) è tratto dall'omonimo libro di grande successo di khaled Hosseini. Narra la storia di due ragazzini nell'Afghanistan di trent'anni fà, Amir figlio di un facoltoso uomo di etnia Pashtun , e Hassan figlio del loro servitore di etnia Azara. I due ragazzini passano la maggior parte del tempo insieme, il loro legame è fortissimo, ad unirli è anche la passione per gli acquiloni. La caccia agli acquiloni è lo sport principale della Kabul di quel tempo. Una kabul libera e vivace che ancora non conosceva la tirrania dell'invasore russo e nemmeno le costrizioni dell'integralismo islamico. Durante una importante gara di acquiloni, Hassan mentre cercava di recuperare l'acquilone di Amir viene aggredito e violentato da un gruppo di ragazzi di etnia Pashtun. Amir osserva tutto da lontano, senza aver il coraggio di intervenire. Dopo questo episodio il rapporto tra i due bambini non sarà più come prima, i due si divideranno per sempre: Hassan seguirà il padre in cerca di un altra sistemazione, mentre Amir, in seguito all'invasione russa, fuggirà con il padre in America. Per Amir e il padre l'ambientazione in America non sarà facile, la nostalgia per la loro terra si farà sentire, si dovranno abituare ad una vita spartana (lontana dagli agi del loro tenore di vita a Kabul) adattandosi a fare lavori umili. Comunque Amir diventa uomo, si laurea, e si sposa, con grande soddisfazione del padre. Il rapporto tra padre e figlio rimarrà sempre molto forte, anche negli utimi giorni di vita del padre, che se ne andrà poco dopo il matrimonio di Amir. A ricatapultare Amir nel passato sarà una telefonata dello zio dal Pakistan che lo prega raggiungerlo per dargli una notizia molto importante. Amir giunto in Pakistan riceve dalo zio una lettera scritta da Hassan. Nella lettera Hassan gli racconta di essersi sposato, di essere padre di un bambino, e gli racconti i difficili anni vissuti in Afghanistan sotto la tirrania dei talebani, inoltre gli dice di non averlo mai dimenticato. Lo zio di Amir, poi, gli racconta che Hassan e la moglie sono stati uccisi dai talebani e il loro figlio è rimasto nelle mani degli assasini dei suoi genitori. Lo zio lo prega di tornare in Afganistan per riprendersi il figlio di Hassan, rivelandogli che in realtà Hassan non è per lui un semplice amico, ma bensì suo fratello, frutto di una realzione tra il padre di Amir e la madre di Hassan. Amir, seppur scovolto dalla notizia, decide di partire per kabul. Il suo sarà un viaggio doloroso in una terra martoriata da anni di conflitti, in cui metterà a serio rischio la sua vita.
Il film di Marc Foster ha nella sua forza una sceneggiatura forte, che si basa su un racconto di grande successo, le ambientazioni sono belle e molto verosimili. Se da un lato la scelta di puntare su attori non professionisti o poco conosciuti accentua la veriticità della storia, dall'altro a perderne è la qualità della recitazione, a volte un po' sempliciotta. Il film scorre abbastanza bene, senza grandi colpi di scena e senza trovate orginali, il film adatto a tutte le generazioni, anche per essere mostrato nelle scuole, per conoscere una realtà diversa dalla nostra, ma molto attuale.